-
Juan Kruz Díaz de Garaio Esnaola
“(espérame despierto)” è un spettacolo Mopa, con la regia e le
coreografie di Juan Kruz Díaz de Garaio Esnaola, interpretato da
Eloísa Cantón e Juan Luís Matilla. Lo spettatore è invitato ad
osservare, quasi fosse un voyeur, il rapporto tra due personaggi che
giocano con la continua metafora dell’abbandono: due persone che
vivono, di fronte ai nostri occhi, momenti sensuali, difficili e
divertenti. La musica diventa quasi un personaggio tra gli altri:
abbiamo solo un violino, due persone e… lo spettatore. «Due personaggi
dormono un sonno leggero e non si accorgono della presenza di coloro
che fanno da testimoni al loro dialogo intimo. Un dialogo alla
continua ricerca di una comunicazione, attraverso il linguaggio che i
due hanno creato e fatto proprio. Da testimoni, la nostra sfida è
quella di accettare di essere i compagni della loro vita quotidiana,
osservatori esterni e non giudicanti della loro relazione».
(Juan Kruz Díaz de Garaio Esnaola)
-
Ko Murobushi
 Ko Murobushi è uno degli artisti più significativi della danza
internazionale. L’artista giapponese, che già nel 2007 aveva incantato
il pubblico di Equilibrio con lo straordinario solo “_Quick Silver_”,
presenta a Roma la sua ultima performance da solista “_Inter-mezzo_”.
“La mia danza non ha inizio né fine; sta sempre nel mezzo, tra le
cose, inter-essere, ‘intermezzo’. La mia danza non è filiazione ma
alleanza, unicamente alleanza”. Ko Murobushi è uno degli artisti di
Butoh più conosciuti e applauditi al mondo, considerato il principale
erede del maestro Hijikata. Dopo una breve esperienza come eremita
“Yamabushi”, crea il gruppo Dairakudakan. Nel 1974 fonda la compagnia
di Butoh femminile Ariadone e nel 1976 quella maschile Sebi. Come
coproduttore delle due formazioni introdurrà il pubblico europeo agli
spettacoli di Butoh suscitando l’ammirato stupore di numerose platee.
Se da un lato Ko Murobushi apre la sua danza e il suo Butoh alle
influenze del mondo, dall’altro radica il suo lavoro sempre più in
profondità nella cultura giapponese. Le sue coreografie, così come le
esibizioni solistiche, gli consentono di mantenere la posizione
inespugnabile di maggiore e più rappresentativo artista del Butoh,
anche se lui, nel frattempo, si pone senza posa nuovi traguardi
aprendosi a nuove possibilità.
_“Perché il mezzo non è affatto una media; al contrario è il luogo
dove le cose prendono velocità. Tra le cose non designa una relazione
localizzabile che va da una cosa all’altra e viceversa, ma una
direzione perpendicolare, un movimento trasversale che le trascina,
l'una e l'altra, ruscello senza inizio né fine, che erode le due rive
e prende velocità nel mezzo”_.
(Gilles Deleuze & Felix Guattari, Millepiani)_
“Tutte le idee che mi vengono non mi vengono dalla loro radice, ma
soltanto da qualche punto verso la metà. Provatevi allora a tenerle,
provatevi a tenere e ad aggrapparvi a un filo d'erba che cominci a
crescere soltanto a metà dello stelo”._
(dai “Diari” di Franz Kafka)
-
Dave St-Pierre
 Torna a Roma “l’enfant terrible” della danza contemporanea, Dave
St-Pierre. Dopo “_La pornographie des âmes_”, lo spettacolo che lo ha
imposto a livello internazionale, presentato al festival Equilibrio
2010, è la volta di “_Un peu de tendresse bordel de merde!_”, il
secondo capitolo del suo trittico sull’umano, l’amore, la vita e la
morte, ancora una riflessione estrema sulla natura umana. «L’essere
umano è stupido. Riesce sempre a innamorarsi alla follia, pur sapendo
bene che sicuramente finirà per vivere una separazione che lo
distruggerà. Eppure, più imbecille che mai, si lancia sempre alla
ricerca di questa maledetta tenerezza. “_Un peu de tendresse bordel de
merde!_” affettuosamente chiamato _“La tendresse_” dai membri della
compagnia, è la seconda parte di un trittico sulle utopie
contemporanee. Il momento di smarrimento tra due storie d’amore, i
differenti tipi di tenerezza che ci si scambia con una persona in
punto di morte, un bambino, un ex, un padre. L’intenso bisogno di
ricevere tenerezza, o di darne, e tutto ciò di fronte al rifiuto
dell’altro. Lo spettacolo è un saggio sulla ricostruzione dell’amor
proprio, sulla ricerca di un’altra maniera di amare, di un’altra
persona da amare e l’evoluzione di questo amore che si trasforma in
tenerezza.»
|